Chiara Vitetta

Archivio per la categoria ‘Mestiere esordiente’

Guida all’ebook marketing

Pubblicato da Chiara Vitetta su 30 gennaio 2012

In un periodo in cui gli ebook prendono piede nel mondo (ma molto poco in Italia, purtroppo), vi propongo un’interessante guida all’ebook marketing. Se siete scrittori esordienti, emergenti, o anche se non avete mai pubblicato un libro in cartaceo, potrebbe essere un’idea tentare di sbarcare nel territorio affascinante e ancora pressoché vergine dei libri in digitale. Questa guida vi aiuterà a capire cosa si può fare per raggiungere un maggior numero di lettori e vi spiegherà anche come farlo, il tutto in modo abbastanza semplice ed efficace.

Leggete, imparate e tentate! Buona lettura e buone vendite a tutti!

Scarica la Guida all’ebook marketing Smashwords

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Apri gli occhi secondo i lettori (7)

Pubblicato da Chiara Vitetta su 23 gennaio 2012

Ecco una nuova recensione di Apri gli occhi, scritta da un lettore. Grazie a Riccardo, che spero di poter presto annoverare tra i miei lettori più fedeli.

“Qui non si tratta di scrivere una recensione, non sarebbe corretto.
Qui si tratta di mettersi in ascolto, in un silenzio che troppe volte viene calpestato, perché è solo nel silenzio che si possono sentire certi sussurri e alcune disperazioni senza voce.
Apri gli occhi è un discorso attorno alla disperazione. Ma così come nella parola “speranza” convivono i due antitetici concetti di gioia e desolazione, allo stesso modo la disperazione è indissolubilmente composta di caduta e rinascita, morte e vita. Essa si incarna nelle pagine, attraverso non tanto le vicende dei protagonisti, quanto attraverso i loro pensieri e le loro emozioni, vere muse del racconto. Essa trasmette l’ansietà dell’incertezza esistenziale, l’impossibilità di prevedere quale sarà la strada da percorrere, se davvero ne esiste una. Apri gli occhi è pregno di quella consapevolezza che una seconda opportunità non viene concessa a chiunque.
E il titolo di quel libro che non fa pagare le bollette, quel titolo così significativo, Orizzonte, evoca pensieri che troppe volte nella nostra quotidianità vengono dimenticate. C’era un grande filosofo francese, Gilles Deleuze, il quale un giorno disse: “Vivere non è sopravvivere. Realmente, la condizione esistenziale dell’uomo che Desidera è quella di osservare il Mondo puntando il proprio sguardo partendo dall’Orizzonte, per poi, attraverso cerchi concentrici di percezione che allargano la vita stessa, arrivare a sé.”
Apri gli occhi è una banale ed emozionante guida per chi voglia mettersi a guardare l’Orizzonte; e da laggiù, partendo dalla percezione concreta e solidale delle altrui disperazioni, arrivare a sé, approdando alla propria minuscola esistenza come a una meta a lungo attesa.
Poiché la rinascita paventata così dolcemente in queste pagine non piove dal cielo: fiorisce naturalmente dalla spontaneità della solidarietà tra esseri umani. Ed essa è fatta di Orizzonte, di amicizia e di propensione al silenzio.
E Apri gli occhi è un sussurro da cogliere.
Mettetevi in ascolto.”

(Riccardo)

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Il magico mondo del libri

Pubblicato da Chiara Vitetta su 9 novembre 2011

Disponibile una nuova recensione de “L’oblio della ragione” (Edizioni del Poggio).
Per leggerla clicca qui.

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Il vincitore di “Scrivi e vinci”, 5° Edizione

Pubblicato da Chiara Vitetta su 3 novembre 2011

Come promesso ecco a voi il racconto completo, formato dal mio incipit e dalla continuazione scritta dal vincitore. Complimenti a questo anonimo che tale vuole rimanere e grazie a tutti i partecipanti. :-)

Buona lettura!

Il tassista

L’aereo era atterrato con quaranta minuti di ritardo, quello ero stato il guaio. Da lì in poi, tutto era precipitato in un vortice di pericolose coincidenze, fino a portare Monica nel taxi sbagliato al momento sbagliato.
Quarantadue anni e una vita altalenante: metà sconfitte, metà successi, due terzi di disonestà, un terzo di onestà, molta fortuna e poche cose davvero guadagnate. Con una vita così, non avrebbe mai potuto esimersi dall’avere una considerevole quantità di nemici. Fino a quel momento, comunque, nessuno di loro si era rivelato davvero pericoloso e Monica aveva potuto seguire il corso della sua vita senza particolari scossoni.
Salì sul primo taxi che vide maledicendo il tempo e se stessa. Il primo aveva la colpa di essere piovoso, la seconda quella di aver dimenticato l’ombrello, cosa imperdonabile per una viaggiatrice abituale come lei. Cercando di districare con le dita i capelli annodati dalla pioggia e dal vento, sedette sul sedile tirandosi dietro la ventiquattrore e chiuse lo sportello sbattendolo troppo forte.
«Piazza Matteotti» ordinò.
Era l’indirizzo del suo albergo, dove oltre ad aver prenotato una stanza per la notte, aveva fissato l’appuntamento con il cliente.
Era sempre il lavoro a spingerla a viaggiare. Odiava quelle trasferte obbligate, quegli scomodi spostamenti in città che non le piacevano affatto. Voleva solo parlare con il cliente, convincerlo a firmare il contratto e poi dormire qualche ora e ripartire il mattino seguente lasciandosi alle spalle l’ennesimo viaggio. I capelli erano bagnati, annodati e spettinati, il che la faceva innervosire ulteriormente. Era già in ritardo, eppure sarebbe stata costretta a far aspettare ancora il cliente per darsi una sistemata. Non poteva certo presentarsi da lui in quelle condizioni! Smise di tormentarsi i capelli e guardò fuori dal finestrino.
Le città di notte sono tutte più belle, ma ai suoi occhi nulla appariva meno che brutto in quel posto maledetto. Per lei quella era la città più brutta del mondo. Era avvenuto qualcosa, una decina di anni prima, su quelle strade che si dipanavano tra grattacieli e antichi edifici. Monica aveva cercato di rimuovere il ricordo dalla sua mente, ma era riuscita soltanto a farlo scivolare dentro di sé, in un luogo remoto in cui guardava di rado. Pensava poco all’episodio in sé, ma la sensazione di aver fatto qualcosa di irrimediabile e sbagliato rimaneva, pesante e ingombrante come un macigno.
Non le era mai passato per la mente di chiedere scusa o rimediare al torto, il suo egoismo la spingeva soltanto a salvarsi la pelle e ad uscire da una scomoda situazione. Per dieci lunghi anni l’aveva fatta franca, ma ogni cosa è destinata a cambiare, prima o poi.
Anche se non sempre la giustizia è di questo mondo, a volte le coincidenze sembrano rimediare cospirando contro i colpevoli. Ad un tratto Monica si rese conto, guardando fuori dal finestrino, che la strada che il tassista stava percorrendo era quella sbagliata. Una strada isolata che non aveva mai percorso si snodava davanti al taxi e proseguiva nel buio per chissà quanti chilometri. Monica restò per un momento interdetta, poi chiese, stupita:
«Dove stiamo andando?».
Il tassista non rispose e continuò a guidare tranquillo come se niente fosse.
Era buio e Monica non vedeva bene il viso dell’uomo. Si sporse tra i sedili verso di lui per vederlo bene e toccargli una spalla per richiamare la sua attenzione. Forse non aveva sentito la domanda?
In quel momento l’uomo sterzò bruscamente e si fermò sul ciglio di una strada che passava tra il nulla e il niente.
Monica si spaventò, ma non ebbe il tempo di avere alcuna reazione. Il tassista tolse le mani dal volante, si girò verso di lei e disse:
«Non abbiamo un conto in sospeso, io e te?».
Monica restò senza fiato. Possibile che fosse proprio lui? In quel momento tutto ciò che per dieci anni aveva cercato di dimenticare le tornò in mente nei minimi dettagli. Nonostante la grave colpa di cui si era macchiata e per cui avrebbe dovuto rendere conto all’uomo che le stava di fronte e che aveva sperato di non vedere mai più in tutta la sua vita, il pensiero che le attraversò la mente in quel momento fu solo Il cliente andrà via senza aspettarmi. Non firmerà il contratto ed io perderò il lavoro. Solo di questo riusciva a preoccuparsi, eppure in quel momento aveva qualcosa di ben più urgente a cui pensare…

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«Monica, sweetheart, non avrai creduto di poter scappare per sempre vero?».
Gli anni trascorsi non erano stati sufficienti a fargli perdere il forte accento americano, e neanche la caratteristica arroganza.
«Oooh, look at you! Sei proprio diventata una business woman adesso, e quel vestitino elegante, com’è professionale! Di certo non c’è più posto nella tua nuova vita per i tuoi old friends, immagino che avrai pensato di poterci abbandonare tranquillamente al nostro destino, dopo tutto quello che ci hai fatto… beh, stai per scoprire che non è così!»
Monica aveva avuto un po’ di tempo per riprendersi dallo shock iniziale. Era terrorizzata all’idea di ciò che l’aspettava adesso, sarebbe stata una notte molto lunga. Ma allo stesso tempo il volto familiare di Roger era riuscito a farla sentire di nuovo a casa, come se non fossero passati dieci anni dall’ultima volta.
«Roger, non mi dire che ci sono tutti?»
«Of course darling. E ti aspettano con ansia…»
Ebbe giusto il tempo di pensare: “Oh, Dio mio! Stavolta è finita..” prima che il pugno di Roger la spedisse nel mondo dei sogni.

Dieci anni prima Monica era alla stazione, anche quella sera pioveva e anche quella sera era senza ombrello. Seduta sulla panchina al binario, in attesa del suo treno, sembrava una bambola di stracci abbandonata. Il suo treno aveva quasi un’ora di ritardo, ma lei non era arrabbiata, anzi, sperava che magari le dicessero che il suo treno era stato soppresso, cercava una scusa qualunque che le desse la forza di annullare la partenza, dentro di sé sapeva che non doveva partire, ma non aveva il coraggio di ammetterlo, come dicevamo, 2/3 di lei erano composti da disonestà, dopotutto. Inoltre, doveva guardarsi continuamente le spalle, Roger, Susan, Carlo, o magari Ada, potevano aver sospettato qualcosa, e magari l’avevano seguita per fermarla. Ma doveva assolutamente fuggire da quelle persone, dalla sua vecchia vita, doveva andare via e dimenticare.
Una volta salita sul treno, si convinse che sarebbe stato più facile ricominciare tutto in un’altra città, iniziare un’altra vita nella quale i suoi amici non ci sarebbero stati più, era certa che entro un paio di anni non avrebbe più ricordato neanche i loro nomi. Che ci volete fare, 2/3 di disonestà non sono mica pochi!

Sin da piccola Monica avrebbe voluto fare la regista, passava ore davanti alla televisione a guardare i film, pensava che anche lei avrebbe voluto un giorno riuscire a dare vita ai suoi personaggi, a fargli provare le sensazioni che lei descriveva nei suoi copioni. Ma soprattutto le piaceva l’idea di coinvolgere le persone che avrebbero guardato il film, facendole sentire parte della storia. Quando da piccola diceva di voler fare la regista, riceveva sempre i sorrisi e i complimenti dei genitori, il padre le aveva perfino regalato una telecamera economica e la chiamava: “la mia regista”. Con quella telecamera aveva fatto il suo primo cortometraggio: “belve feroci nella foresta”, che aveva come protagonista l’ignaro gatto di casa ripreso mentre giocava in giardino.
Man mano che Monica cresceva e i suoi propositi di diventare regista rimanevano intatti, l’iniziale entusiasmo dei genitori veniva sostituito da consigli di “smettere di giocare” o “iniziare a pensare al futuro”.
Alla fine, l’insistenza del padre riusci a convincerla ad iscriversi alla facoltà di economia e commercio. Ma non per questo lei mise mai da parte l’idea di fare la regista. Anche se scontrarsi con la realtà non era facile: i suoi copioni venivano sempre rifiutati.
Aveva scritto circa 40 copioni nel periodo dell’università, ma erano 4 quelli a cui era più affezionata, i cui protagonisti le tornavano spesso in mente.
Uno di questi 4 copioni parlava di una ragazza che era riuscita a realizzare il suo sogno, era diventata campionessa olimpica di pattinaggio artistico su ghiaccio. Andava sempre in giro in tuta e col suo zainetto, dove teneva sempre i pattini che avrebbe usato durante gli allenamenti, e il primo paio di pattini che aveva avuto da piccola. Aveva capito cosa voleva fare, fin dal primo momento il cui li aveva presi in mano.
Poi c’era la storia d’amore tra un uomo e la sua chitarra. Il protagonista di questo copione era un musicista, che, sebbene bravissimo, di mestiere faceva il commercialista e suonava solo durante le ferie e nelle serate con gli amici. Non voleva che la sua passione fosse chiamata lavoro, gli piaceva l’idea che fosse una cosa fatta in clandestinità, durante momenti rubati, come una storia passionale con un’amante.
Il copione che più si era divertita a scrivere parlava di una ragazza che stava sempre al pc, era iscritta a tutti i social network e stava sempre a pubblicare i fatti suoi, le sue foto personali e a commentare i fatti degli altri, la cosa particolare era che nonostante l’assenza di vita sociale, visto che passava tutto il tempo al pc praticamente, vestiva sempre in maniera ricercata ed elegantissima.
E infine c’era il tassista. Viveva a Chicago e in tutti gli anni che aveva fatto quel mestiere aveva visto le cose più strane, e il copione consisteva in 5 corti che facevano vedere 5 storie assurde che gli erano capitate negli anni nel suo taxi.

Alla fine la dura realtà ebbe la meglio. Dopo l’ennesima lettera di rifiuto, prese la sua decisione. I 40 copioni formavano una bella pila da vedere ammucchiata nel cortile di casa sua. Li cosparse di benzina e mentre si fumava una sigaretta seduta lì vicino, guardava i suoi sogni andare in fiamme.
Quella sera stessa accettò una proposta di lavoro in una grande città lontana da lì, e il giorno dopo salì sul treno, convinta di dimenticare tutto in un paio d’anni!

Aprì gli occhi, era ancora intontita dal pugno che aveva ricevuto da Roger, ma sentiva chiaramente di essere legata ad una sedia con le mani dietro la schiena. In bocca aveva il sapore del sangue, quel maledetto le aveva spaccato il labbro.
«Bentornata tra di noi darling» – Era la voce di Roger.
Era proprio vero: c’erano tutti! C’era Ada, col suo immancabile zainetto dove teneva i pattini, Susan, elegantissima come sempre che riprendeva la scena con l’ultimo modello di telefonino disponibile, sicuramente il video sarebbe finito online a breve. Carlo, con Jenny, la sua inseparabile Stratocaster che solitamente stringeva con amore e dolcezza, e che ora impugnava minacciosamente verso Monica a mo’ di arma. E infine Roger, appoggiato alla parete, con la barba incolta e la giacca di pelle che fumava con aria distratta la sua sigaretta e guardava Monica con il suo perenne sorriso che stavolta però non trasmetteva allegria.
«Perchè lo hai fatto?» chiese Susan, con le lacrime agli occhi «perchè non hai continuato a raccontare di noi?».
Era tutto così surreale… «Non era abbastanza brava, nessuno avrebbe mai accettato di produrre i miei film. E poi ho trovato un lavoro migliore, adesso guadagno bene e non ho problemi ad arrivare alla fine del mese. Ho smesso di giocare, come diceva mio padre, ed è stata la cosa migliore che potessi fare».
«Tu non dovevi!» sbottò con rabbia Ada, «Io avevo ancora un sacco di medaglie da vincere, la mia carriera era solo all’inizio, si sarebbero emozionati tutti nei cinema quando io avrei cantato l’inno nazionale con la mia bella medaglia d’oro al collo!».
«Già, io avevo preparato una tournee nei club europei con i miei amici durante le ferie ad Agosto» disse Carlo. «Lo progettavo da mesi, sarebbe stato perfetto, io e Jenny avremmo fatto venire i brividi a chiunque ci fosse venuto a sentire».
Susan aggiunse: «Quante storie hai ucciso con la tua decisione 10 anni fa, sei una codarda, CODARDA!!!»
«Honey», Disse la sua anche Roger «ne ho viste di tutti i colori su quel taxi, AVEVO LE MIE STORIE DA RACCONTARE, sei una stupida, solo una piccola stupida!».
Circondata e stordita da tutte queste accuse, a Monica era tornato il mal di testa, era molto confusa. Non avevano il diritto di dirle quelle cose, lei aveva preso la sua decisione tanto tempo fa, e adesso ne era fiera, non aveva rimpianti.
«Voi non esistete, io vi ho eliminato dalla mia via tanto tempo fa e non mi mancate neanche un po’, sono contenta della mia vita, VOI SIETE MORTI!».
«Davvero?» risposero tutti all’unisono. «E allora perchè siamo qui secondo te? Perchè siamo ancora vivi e capaci di tormentarti? Forse perché in fondo non ci hai mai messo da parte, forse ti sarebbe davvero piaciuto realizzare i tuoi sogni rendendoci reali, trasformandoci in dei film anzichè in cenere, e non ne hai avuto il coraggio. Hai creduto di addormentare i rimorsi e i rimpianti uccidendo i tuoi sogni, ma saranno i tuoi sogni ad ucciderti».

Il primo a colpire fu Carlo con sa sua chitarra, la colpì molto forte ad un fianco, facendola impazzire di dolore. Immediatamente dopo, anche tutti gli altri iniziarono a colpirla con rabbia.
Mentre stava per morire, si sentiva letteralmente come se le fosse appena passato un camion addosso, e non ci era andata molto lontano, le venne un ultimo pensiero in mente, la montagna di copioni che bruciavano mentre lei fumava la sigaretta, convinta che i sogni potessero essere addormentati, bruciati e ridotti al silenzio con la stessa facilità con la quale un pezzo di carta prende fuoco. Si era decisamente sbagliata.

Sul giornale del giorno dopo, compariva quest’articolo:

Suicidio all’aeroporto.
Una giovane donna si toglie la vita buttandosi sotto ad un taxi all’uscita dal terminal…

(Chiara Vitetta e Anonimo 1)

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L’oblio della ragione (MGE) secondo i lettori

Pubblicato da Chiara Vitetta su 25 ottobre 2011

La nuova edizione de “L’oblio della ragione” ha incontrato il favore dei lettori. Piace la nuova veste del libro, ma anche il racconto in più, “Non guardarmi”. Oggi vi propongo la recensione di una collega pubblicata sul suo blog.

Buona lettura!

Leggi la recensione

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Recensione de: “L’oblio della ragione” (Edizioni del Poggio)

Pubblicato da Chiara Vitetta su 13 ottobre 2011

Anche le recensioni negative servono, non ci sono dubbi. Ne ho avute poche, nella mia carriera, almeno finora, ma non ho mai evitato di pubblicare i pareri dei lettori solo perché contenevano qualche commento negativo. Credo che alcune critiche siano costruttive, altre distruttive, ma sono convinta che servano entrambe. Fortificano, mettono alla prova la forza dello scrittore e la sua convinzione, mettono in discussione le certezze e rafforzano i propositi.

Dato che credo in tutto questo, oggi vi propongo di leggere una delle rare recensioni negative del mio primo libro: “L’oblio della ragione” (Edizioni del Poggio).

Dite la vostra, se vi va. Se invece siete curiosi di capire perché io abbia scelto di utilizzare nomi e ambientazione stranieri nel libro e non abbia provveduto a cambiare le cose neanche nella nuova edizione, vi invito a guardate il video della presentazione del 24 settembre 2011. Una delle domande dei relatori verteva proprio su questo.

Leggi la recensione negativa de “L’oblio della ragione” (Edizioni del Poggio)

Guarda il video della presentazione

 

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Pensieri d’inchiostro

Pubblicato da Chiara Vitetta su 8 settembre 2011

Buongiorno naviganti,

oggi vi invito a leggere una nuova recensione de “L’oblio della ragione” (Edizioni del Poggio). Per leggerla cliccate qui:

Recensione “L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia”

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Adotta uno scrittore

Pubblicato da Chiara Vitetta su 31 luglio 2011

È una provocazione? Lo lascerò decidere a voi.
Di questi tempi, si adotta davvero qualsiasi cosa. Il dizionario Garzanti della lingua italiana dà questa definizione del termine “adottare”:

1. assumere un figlio altrui in qualità di figlio legittimo tramite l’istituto dell’adozione
2. far proprio, scegliere, seguire
3. prendere, attuare

Di recente l’idea dell’adozione è diventata, almeno in Italia, una forma estesa del primo significato del termine unito al secondo. Senti tue delle cose e vuoi prendertene cura quando chi dovrebbe farlo fallisce nel proprio ruolo? Adotta l’oggetto delle attenzioni mancate!
Il Italia è possibile adottare di tutto.
Voglio sperare che i bambini senza famiglia siano i principali fruitori dell’adozione, anche se onestamente ne dubito.
È possibile adottare un cane o un gatto e portarselo a casa, e fin qui niente si strano.
Poi, invece, ci sono le cosiddette “adozioni a distanza”. Spesso si cerca di aiutare bambini in difficoltà che vivono in zone povere del mondo. In quel caso lo scopo non è portare a casa e crescere i bambini suddetti, ma permettere loro di avere una vita migliore nel loro paese e tra la loro gente. Funziona grossomodo così quando aziende di vario tipo propongono alla popolazione di adottare qualcosa allo scopo di racimolare i soldi per curarla e mantenerla al meglio. Considerando l’adozione in questo senso, sappiate che in Italia è possibile adottare un maiale, una mucca o una tartaruga. Ma non finisce qui!
Ebbene, è possibile adottare un vigneto, un ospedale, un orto, una strada, una cellula e… udite udite… un’opera d’arte. Soffermandoci su quest’ultima, cerchiamo di chiarirci le idee. La mia opinione è che si cerchino mecenate moderni. Si cerca qualcuno che creda nel valore di qualcosa (valore artistico ed economico insieme, magari) e che voglia finanziarne la realizzazione o la preservazione.
Il mecenate è colui che favorisce e protegge le arti e gli artisti. Esiste ancora questa figura? Beh, so che esistono persone che in piccolo sanno aiutare gli artisti ai loro primi passi, qualunque sia la forma d’arte nella quale hanno scelto di esprimersi.
E gli scrittori? Gli scrittori vengono aiutati dai lettori impavidi, quelli che non hanno paura di concedere una possibilità ad un autore dal nome sconosciuto. Nel caso delle opere d’arte da adottare, il mecenate moderno otterrebbe in cambio, oltre al piacere di salvare un bel quadro o una scultura, di essere nominato, ad esempio, come donatore nel catalogo del museo o su una targa posta sotto il quadro esposto.
E in un libro, se un mecenate dei giorni nostri volesse finanziare uno scrittore? Beh, è semplice: finirebbe nei ringraziamenti o in un’apposita sezione per i finanziatori.
Vi state chiedendo ancora se è una provocazione? Me lo chiedo anch’io…

L’amarezza è un sentimento che conosco e che capisco bene. Arriva quando vedo bravi artisti (di ogni genere) fare grandi fatiche e trovare soluzioni creative pazzesche pur di diffondere le proprie opere e sorpavvivere in questo pazzo mondo pieno di spazzatura (in senso letterale e non). L’amarezza arriva quando penso che per uno scrittore esordiente occorrono anni per vendere mille copie. E non è il tempo, il problema, quanto la grande, grandissima fatica. A volte sembra quasi di chiedere un favore, ai probabili acquirenti che invece porterebbero a casa, se solo volessero, un buon libro.
Sembra che oggigiorno agli artisti sia richiesta una competenza assurda: sapersi vendere. Eppure non è detto che un bravo artista sia anche un bravo venditore, né che abbia la forza di sgomitare per anni tra le tante difficoltà per farsi spazio nel mondo degli estimatori della sua arte. Forse non è esattamente quello, il suo mestiere, no?
Quando penso a tutto questo non posso fare a meno di chiedermi: quanti bravi artisti ci stiamo perdendo mentre pretendiamo tutto questo? Mentre compriamo croste di pittori quotati anziché il bellissimo quadro di uno sconosciuto che non espone in prestigiose gallerie d’arte, mentre ci riempiamo le braccia di libri di Moccia o di Stephenie Meyer, quanti bravi nomi sconosciuti aspettano sugli scaffali nascosti di gigantesche libreria che fagocitano libri?
Non lo so quanti, ma presumo molti, davvero.
Mi chiedo se queste mie parole e la solita pungente ironia servano a qualcosa. Mi rispondo che io sopravvivo così, nel marasma generale. Poi mi prometto che quel po’ di mecenatismo che posso permettermi ora sarà solo una briciola in confronto ai grandi finanziamenti che mi auguro di poter elargire, un giorno.
Infine mi prometto e VI prometto che i miei libri non ve li perderete. Non mi farò sommergere, mi troverete qui e nelle librerie tra molti anni, mecenate o non mecenate.

Allora volete adottare uno scrittore? Comprate i suoi libri; basterà!

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“Apri gli occhi” secondo i lettori (6)

Pubblicato da Chiara Vitetta su 21 luglio 2011

Allora, vi ho convinti a comprare questo libro, o ancora no? :-)

Beh, in ogni caso beccatevi un’altra recensione! ;-)

Per leggerla cliccate qui.

Se vi interessa acquistare i miei libri, sappiate che è in atto

questa offerta.

Buona lettura!

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La strada del libro

Pubblicato da Chiara Vitetta su 18 luglio 2011

Una nuova recensione de “L’oblio della ragione” (Edizioni del Poggio).

Per leggerla clicca qui.

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