Chiara Vitetta

Archivio per la categoria ‘Le mie poesie’

Il clarinettista

Pubblicato da Chiara Vitetta su 7 gennaio 2011

La fine di un anno porta spesso a fare dei bilanci, così inevitabilmente mi sono accorta, pensando e ripensando, che tra le altre cose, nel 2010 ho imparato che non è poi una cattiva idea scrivere “a soggetto” o sotto forzatura. Certo, c’è un limite a tutto e ogni scrittore ha le sue attitudini e i suoi gusti, ma il 2010 è stato per me l’anno dei racconti non propriamente spontanei. Ho scritto “Elettra”, “Toni”, “Il gene della sconfitta” e “Metello” per partecipare a quattro diversi concorsi letterari; ho scritto “Pioggia” per onorare un bel ricordo e provare a scrivere una storia di fantasmi, e poi ho scritto la poesia che sto per proporvi, e in questo caso è stato per fare un regalo di compleanno. L’ho scritta per S.V., un amico, oltre che un bravo e apprezzato musicista. Gli ho regalato questa poesia, quindi è sua, per cui potete leggerla solo grazie alla sua gentile concessione. Lo ringrazio di avermi permesso di diffonderla e spero che vi piaccia.
Buona lettura!

Il clarinettista
(dedicata a S.V.)

Arriva calmo,
ignaro del ritardo.
Lento il passo e fiero il portamento.
Non si guarda intorno:
non importa il pubblico,
ma ciò che deve dargli.
Delicato monta il suo strumento
occhi di luce sul suo viso,
sorriso lieve sulle sue labbra.

È pronto e sa che dovrà dare tutto
e tirar via dal clarinetto amato
non note, ma dolori o gioie,
non melodie ma essenze di emozioni.

Sa che tutto dovrà passare
dal suo cuore su fino alle labbra
e che anche le sue dita avranno un bel daffare.

Suona e chiude gli occhi:
non ha bisogno di vedere il pubblico,
ha imparato a suonare anche in solitudine
le sue nenie tormentate.

Suona e dimentica il mondo,
e sono le sue angosce ad accompagnar le note
e poi le sue paure,
finché non si dissolve ogni zavorra.

Finito il pezzo esce,
più leggero e più felice
di quando è giunto.

Sa che c’erano orecchie chiuse,
ma anche altre spalancate.
Sa dei cuori vuoti e striminziti
che non ha toccato,
ma conosce anche quelli grandi, gonfi e vivi,
pulsanti di tutte le emozioni che ha suonato.

Sa delle menti aperte
e degli occhi lucidi di emozione.

Lo sa.

Sa che gli applausi
- sottofondo della sua uscita -
in gran parte sono eco e imitazione,
ma non per questo apprezza meno
le mani sincere.

Adesso tutti a casa,
lo spettacolo è finito!
Chi può vada a sognare
le sue nenie o quelle dell’artista,
chi no dorma il suo sonno spento
e vuoto di colori.

E altrove riposa il clarinetto
e riposa il suonatore,
mezzo di arte che si rende viva
per risvegliare i sogni ed i sospiri.

(Chiara Vitetta)

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L’autunno a Chiari

Pubblicato da Chiara Vitetta su 14 novembre 2009

Fruscio di foglie sotto i piediautunno
e sfumature d’autunno negli occhi.
Carezze fredde sulla pelle
e fronde d’alberi
a incorniciare questo angolo di mondo.

Riempirsi gli occhi d’autunno
per sopportare l’inverno
bianco di neve,
grigio di nebbia,
trasparente di pioggia.

Riempirsi occhi e anima,
riempire il futuro di bellezza
usando ricordi d’autunno
come si usano i ricordi delle gioie
per sopportare i dolori.

Foglie multicolori vicine alla morte
gonfie di colori e vibranti di bellezza
scendono pigre da file di aceri
rigidi come soldati
schierati a protezione della strada.

Autunno breve come la felicità
e come la felicità meraviglioso.

(Chiara Vitetta)

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Attraverso i miei occhi

Pubblicato da Chiara Vitetta su 25 giugno 2009

Occhi Metti via i tuoi occhi
e lascia che ti presti i miei
solo per un momento.
Spegni i tuoi pensieri
e ascolta i miei,
anche solo per un momento.
Rilassa gli arti e
lasciati prendere per mano,
lascia che conduca i tuoi passi nel mio mondo.
Rilassa anche le labbra
e lascia che io le incurvi in una smorfia
o in un sorriso
con le mie parole.
Lascia che il tuo naso
percepisca i profumi che ti racconto
e le tue orecchie
i rumori che io sento.
Dammi il cuore per le emozioni,
i polmoni per il respiro,
la pelle per i brividi
e la lingua per il sapore.
Le mie parole,
inanellate come perle su un filo di passione
ti chiedono tutto questo.
Lascia che ti portino via,
che ti permettano di guardare il mondo
attraverso i miei occhi.

(Chiara Vitetta)

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Il mio posto

Pubblicato da Chiara Vitetta su 6 giugno 2009

Sento sotto di me la furia di una vita che fugge.
Immerso in me stesso, con la disperazione dentro
sulla riva di questo mare rincorro con quattro gambe
un sogno troppo lontano.
Chiudo gli occhi rivolgendo il mio viso verso l’infinito.
Un’aria satura di parole mai dette
mi travolge
sensazioni mai espresse mi fanno compagnia.
Fuggo.
Solitudine è con me:
non sono solo.
Sento sulle guance la disperazione.
Non la fermerò.
Corro
Continuo a correre.
Sulla riva di questo mare correrò
finché le mie gambe potranno trafiggere l’aria
e i miei pensieri il mondo.
Fuggirò sperando che l’aria che m’investe
scacci da me ciò che sono.
Sempre più veloce fuggirò,
sperando di spiccare il volo
per andare ad adagiarmi su una nuvola.
Tra le onde di questo mare navigherei,
ma ora so: il mio posto è la riva.
Tra le nuvole di questo cielo vivrei,
ma ora so: il mio posto è la riva.
Tra i venti dell’aria riderei,
ma nessuno disse mai che navigare,
vivere e ridere fossero il mio destino.
Il mio posto è la riva.

(Chiara Vitetta)

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Ancora un passo indietro

Pubblicato da Chiara Vitetta su 11 marzo 2009

Ancora un passo indietro, per favore
lascia che lo spazio tra di noi si allunghi
le mie parole ti giungano come bisbigli
dei miei occhi non si distingua più il colore
e il mio sorriso sia in dubbio.

Ancora un passo indietro,
perché l’invidia si trasformi in apprezzamento
perché è solo da lontano che sappiamo amare.

Fai un passo indietro amico mio,
e ti prometto che la prossima buona notizia te la darò a distanza
affinchè tu abbia il tempo di assorbire la tua invidia malsana
e io non debba subirla.

Mi allontanerò per darti il tempo di vestire i panni
di un attore che va in scena
e che deve mascherarsi bene
perché nel pubblico nessuno lo riconosca.

Non ti guarderò negli occhi quando avrò buone notizie,
conserverò le mie lacrime per una stanza buia e silenziosa
per un letto vuoto e un fazzoletto amico.

Fai ancora un passo indietro
e quando sarai abbastanza lontano
mi apprezzerai come apprezzi quei famosi artisti
che non conosci personalmente
e che puoi credere speciali
tanto quanto non credi sia io.

Amami da lontano,
perché gli uomini e le donne di questa terra fanno così.

Amami solo quando non ti sono tra i piedi
e quando piango e mi dispero.
Amami quando puoi dirmi “passerà”
perché so che non mi amerai quando sarò felice.

E ricorda di cambiare regolarmente gli abiti alla tua invidia,
perché cresce e i vestiti vecchi le stanno stretti
e non la coprono abbastanza.

(Chiara Vitetta)

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