Chiara Vitetta

L’eleganza del riccio (2)

Pubblicato da Chiara Vitetta su 27 gennaio 2010

Ho parlato di questo libro nel post “L’eleganza del riccio” qualche mese fa. Oggi voglio farvi leggere alcuni estratti:

“Quando la malattia entra in una casa non di impossessa soltanto di un corpo, ma tesse tra i cuori un’oscura rete che seppellisce la speranza. Come una ragnatela che avvolgeva i nostri progetti e il nostro respiro, giorno dopo giorno la malattia inghiottiva la nostra vita. Quando rincasavo, avevo la sensazione di entrare in un sepolcro e avevo sempre freddo, un freddo che niente riusciva a mitigare, al punto che negli ultimi tempi, quando dormivo al fianco di Lucien, mi sembrava che il suo corpo assorbisse tutto il calore che il mio era riuscito a trafugare altrove.”

“C’è sempre la via della semplicità, anche se mi ripugna intraprenderla. Non ho figli, non guardo la televisione e non credo in Dio, tutti sentieri che gli uomini calpestano per rendere la loro vita più semplice. I figli aiutano a rimandare l’angoscioso dovere di affrontare se stessi, compito a cui in seguito provvedono i nipoti. La televisione distrae dalla massacrante necessità di fare progetti a partire dal nulla delle nostre frivole esistenze e, ingannando gli occhi, solleva la mente dalla grande opera del senso. E infine Dio mitiga i nostri timori di mammiferi e l’insopportabile prospettiva che i nostri piaceri un giorno abbiano fine. Quindi io, senza futuro né prole, senza pixel per stordire la cosmica consapevolezza dell’assurdo, certa, invece, della della fine e della previsione del vuoto, credo di poter affermare che non ho scelto la via della semplicità.
Eppure sono tentata.”

“Fatevi una sola amica, ma sceglietela con cura.”

(Muriel Barbery)
(da: “L’eleganza del riccio”)

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