Re nel sonno e, risvegliato, nulla.
Pubblicato da Chiara Vitetta su 1 ottobre 2009
William Shakespeare non ha bisogno di presentazioni, e questo è un fatto. La poesia che vi propongo oggi è sua, ma non so se abbia un titolo o no, in che raccolta potete trovarla, se è completa o solo parte di qualcosa di più lungo. La verità è che l’ho trascritta su un quaderno anni fa, e ora non ricordo assolutamente da dove provenga. So che è di Shakespeare, e tanto basta. Naturalmente se qualcuno sapesse qualcosa di più, ben venga! Mi perdonerete il titolo del post, del tutto arbitrario. Buona lettura!
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“Addio, sei troppo prezioso per appartenermi
E troppo bene sai quello che vali
La carta del tuo valore ti dà la libertà,
I miei diritti verso di te sono tutti scaduti.
Di fatto come ti tengo
Se non per tua concessione?
Come pretenderei tanta ricchezza?
Nulla che giustifichi un tal dono.
E così il contratto mi è stato restituito.
Ti desti a me ignorando il tuo valore,
O dandoti ti ingannasti sul mio conto.
Ed ora la grande concessione, nata da un malinteso,
La ritiri ravvedendoti.
T’avrò così avuto nell’illusione d’ un sogno:
Re nel sonno e, risvegliato, nulla.”
(William Shakespeare)
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Dello stesso autore:










andrea detto
Qualcosa di più, ma nulla di particolarmente interessante: i sonetti di Shekespeare non hanno titolo, ma ci si riferisce a uno in particolare utilizzando il primo verso, oppure il numero secondo la catalogazione canonica. Quello da te citato diventerebbe quindi, molto poco romanticamente, il n° 87. (da parte mia, a morte i catalogatori!)
Riporto, per la gioia degli anglofoni, il testo originale:
“Farewell! Thou art too dear for my possessing,
And like enough thou know’st thy estimate:
The charter of thy worth gives thee releasing,
My bonds in thee are all determinate.
For how do I hold thee but by thy granting,
And for that riches where is my deserving?
The cause of this fair gift in me is wanting,
And so my patent back again is swerving.
Thyself thou gav’st, thy own worth then not knowing,
Or me, to whom thou gav’st it, else mistaking;
So thy great gift, upon misprision growing,
Comes home again, on better judgment making.
Thus have I had thee, as a dream doth flatter,
In sleep a king, but waking no such matter.”
Chiara Vitetta detto
:-) Grazie Andrea, specie per il testo originale, che io non ho.
blackjack1985 detto
Ecco l’anglofono… grazie!
molto bella!
Chiara Vitetta detto
Sapevo che avresti apprezzato! ;-)