Chiara Vitetta

L’eleganza del riccio

Pubblicato da Chiara Vitetta su 21 Novembre 2009

L’eleganza del riccio è un romanzo di Muriel Barbery del 2006. Inizialmente non mi ha convinta molto, perché ho notato vari difetti, i quali peraltro avrebbero potuto essere corretti con una certa facilità. Mi riferisco a problemi “tecnici” come la scelta di narrare la storia in prima persona. Questa modalità di narrazione pone il problema di cosa un personaggio è lecito che sappia o non sappia (in un contesto di vita reale non può essere onnisciente), ma anche di quanto ognuno conosca se stesso. Se si vuole scrivere in modo realistico, bisogna tenere presente una verità che credo innegabile: difficilmente le persone conoscono a fondo i propri sentimenti e le ragioni delle azioni che compiono. Credo che in questo la scrittrice abbia fatto qualche errore. Quando un difetto è piccolo, di solito non lo nomino neanche, ma se lo stesso difetto è correggibile con facilità, allora diventa un po’ di grande, e parlarne diventa necessario, se si vuole dare un parere completo e sincero. Ad ogni modo, non escludo che possa essere io ad esagerare nella critica.

Il romanzo si snoda alternando il diario di una dodicenne alle riflessioni di una cinquantaquattrenne. Queste riflessioni non costituiscono un diario, sembrano più i pensieri che sgorgano direttamente dalla mente del personaggio, il che mi scoccia se la storia è narrata in prima persona. Anche questo è un problema.

In ogni caso, i personaggi principali sono particolari, interessanti ma forse poco realistici. La dodicenne, Paloma, ha un quoziente intellettivo molto alto ma si nasconde al mondo e alla sua famiglia cercando di apparire poco intelligente. Cerca angoli in cui isolarsi e stare in pace per poter riflettere sul mondo e sui suoi abitanti. Già nelle prime pagine ci informa con semplicità che si suiciderà il giorno del suo tredicesimo compleanno. Paloma ritiene di avere tutte le ragioni per morire e nessuna per vivere. Cambierà idea? Ovviamente non ve lo dico, mica voglio rovinarvi la sorpresa! ;-)

La quarantaquattrenne, Renèe, si nasconde in un modo diverso, molto strano. Fa la portinaia da tutta la vita in un palazzo abitato da facoltose famiglie parigine che la vedono come la classica, ignorante, brutta e vecchia portinaia. Lei in realtà è molto altro. Non mi ha convinta la spiegazione della sua smania di apparire perfettamente conforme allo stereotipo della portinaia, di dissimulare al punto da nascondere sotto la spesa i libri di filosofia che porta a casa dalla biblioteca. Nonostante questo e alcune altre cosette tecniche che non ho apprezzato, devo dire che il libro ha un suo perché. Intanto è ricco di spunti per interessanti riflessioni, poi è molto scorrevole e, infine, e non è cosa da poco, il finale mi ha strappato qualche lacrima. Questo non è da sottovalutare, così anche se non so ancora come definirlo, forse perché ho bisogno di qualche giorno per metabolizzarlo (l’ho finito qualche minuto fa), ve lo consiglio. Dà qualcosa, in ogni modo. In un mondo ormai colmo di libri inutili, a volte pieni di grammatica corretta ma privi di anima, spesso privi di qualunque senso, originalità e vita, L’eleganza del riccio è un libro che a mio parere vale la pena leggere. E allora che altro dirvi? Buona lettura e buona fortuna, perché spesso un libro è una scommessa, e non devo certo essere io a dirvi per la prima volta che le scommesse si vincono di rado. In ogni caso, si impara dai libri brutti e da quelli belli, perché come in tutte le cose della vita, l’equilibrio è l’elemento essenziale per vivere bene. Serve il bene e serve il male, servono i bei libri e i brutti libri.

Quello che vi auguro è di avere sempre voglia di scommettere su un libro, qualunque esso sia.

Buona lettura!

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Amore

Pubblicato da Chiara Vitetta su 18 Novembre 2009

La mia fervente bocca nuovamente incontrare vuole
le tue labbra che baciando mi benedicono,
le tue dita care voglio tenere
e giocando congiungerle con le mie dita,
saziare il mio assetato sguardo col tuo,
avvolgere il mio capo nei tuoi folti capelli,
con le mie membra giovani e sempre sveglio voglio
rispondere a ogni movimento delle tue membra
e da sempre nuovi fuochi d’amore
rinnovare mille volte la tua bellezza,
finché senza desideri salutiamo il giorno e la notte,
l’oggi e l’ieri come fratelli amati
finché camminiamo sopra ogni fare e ogni agire
come raggianti in una pace completa.

(Hermann Hesse)

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L’autunno a Chiari

Pubblicato da Chiara Vitetta su 14 Novembre 2009

 

Fruscio di foglie sotto i piediautunno
e sfumature d’autunno negli occhi.
Carezze fredde sulla pelle
e fronde d’alberi
a incorniciare questo angolo di mondo.

Riempirsi gli occhi d’autunno
per sopportare l’inverno
bianco di neve,
grigio di nebbia,
trasparente di pioggia.

Riempirsi occhi e anima,
riempire il futuro di bellezza
usando ricordi d’autunno
come si usano i ricordi delle gioie
per sopportare i dolori.

Foglie multicolori vicine alla morte
gonfie di colori e vibranti di bellezza
scendono pigre da file di aceri
schierati come soldati
lasciati a protezione della strada.

Autunno breve come la felicità
e come la felicità meraviglioso.

(Chiara Vitetta)

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Le parole di Aronne

Pubblicato da Chiara Vitetta su 10 Novembre 2009

Le parole di AronneAlda Merini
erano un caldo pensiero
un balsamo sulle ferite
degli ebrei sofferenti;
a noi nessuno parlava
se non con calci e pugni,
a noi nessuno dava la manna.
Le parole di Aronne
erano come spighe,
crescevano nel deserto
dove fioriva la fede;
da noi nulla fioriva
se non la smorta pietà
di chi ci stava vicino
e il veto antico ancestrale
dei paludati d’inferno.
A noi nessuno parlava;
eppure eravamo turbe
turbe golose assetate
di bianchi pensieri.
Lì dentro nessuno
orava piangendo
sulla barba del vecchio Profeta
e Mosè non sprofondò mai
nel nostro inferno leggiadro
con le sue leggi di pietra.

(Alda Merini)

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Rassegna della MicroEditoria

Pubblicato da Chiara Vitetta su 7 Novembre 2009

Fiera chiari 2

Direttamente dal sito di questo evento:

“L’associazione culturale “L’Impronta” e il Comune di Chiari, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Lombardia, della Provincia di Brescia e dell’Universita’ Cattolica di Milano, in collaborazione con il Parlamento Europeo, il Sistema Bibliotecario Sud Ovest Bresciano, la Fondazione Cogeme Onlus e il Centro Giovanile 2000, hanno voluto promuovere questa rassegna per valorizzare la produzione della piccola editoria italiana e perche’ il pubblico abbia l’opportunita’ di conoscere questa realta’ attraverso i volti dei suoi protagonisti.

:: INGRESSO LIBERO ::

Microeditoria

…questa parola identifica quel mondo vivace e stimolante di chi fa l’editore per passione, dedicando ad ogni edizione impegno e tempo senza misura.
Editori micro, ovvero piccoli, per l’entita’ della loro produzione, ma grandi per la qualita’ dei loro prodotti e per l’entusiasmo del loro lavoro.”

La Rassegna della Micro Editoria si svolgerà il 13-14 e 15 novembre a Chiari (Brescia) all’interno di Villa Mazzotti. Sarò allo stand della Edizioni del Poggio anche in questa occasione, pronta a firmare copie e chiacchierare con i lettori. Vi invito come di consueto a sostenere gli scrittori esordienti, che senza la vostra attenzione resterebbero sempre nell’ombra lasciando spazio solo a chi ha un santo in paradiso o molti soldi in tasca. Se siete nei paraggi e amate i libri, fate un salto a Chiari, e anche se non sarà il mio il libro che vi porterete a casa, spero che si tratterà di quello di un altro autore poco conosciuto, chiunque esso sia. Tenete sempre presente nella vostra mente che anche lo scrittore più famoso ha avuto, all’inizio, un bisogno smisurato di qualcuno che gli concedesse una possibilità.

Buona fiera e come sempre buona lettura a tutti!

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La critica e Adelmo Greco

Pubblicato da Chiara Vitetta su 3 Novembre 2009

La critica è una cosa a cui uno scrittore deve abituarsi. Che sia positiva o negativa, generalmente ci tocca molto, e credo sia normale. Con il tempo si impara a distinguere tra le critiche buttate lì con poca cognizione di causa e quelle serie, mosse da chi di libri se ne intende e non è toccato da invidie, gelosie e tutta un’altra serie di brutte emozioni. Si tende anche, con il tempo, a vedere il proprio libro come qualcosa che non ci appartiene, forse perché il tempo trascorso ci ha cambiati, e non siamo più ciò che eravamo quando l’abbiamo scritto. Insomma, diventa sempre più facile accettare le critiche, farsi scivolare addosso le opinioni negative, fare tesoro dei buoni consigli, non prendersela a male. Ho sempre pubblicato tutte le critiche su questo sito, senza “pulirle” né rifiutarle, perché sono dell’idea che ci sarà sempre qualcuno a cui non piacerà quello che faccio, e non mi sembra giusto non accettare un parere negativo dopo aver manifestato il coraggio di sottoporsi al giudizio di chiunque. Ho voluto pubblicare su questo sito “Adelmo Greco“, un racconto breve scritto alcuni mesi fa per una rivista di computer e hacker, e l’ho fatto perché tutti voi poteste rendervi conto, senza dover comprare il libro, di come scrivo. Una sorta di giro di prova, se vogliamo metterla in questi termini. Alcuni di voi hanno letto il racconto e lasciato un breve commento pubblico qui sul sito, e va benissimo, li ringrazio molto. Poi c’è stato Daniele, un amico conosciuto in rete, che ha fatto qualcosa di più. La sua recensione mi è sembrata professionale e completa, e mi è parso il caso di pubblicarla qui, in un post, sotto gli occhi di tutti, prima ancora che citarla tra i commenti al racconto. Ringrazio Daniele, che ha letto con attenzione e recensito con precisione, e resto in attesa di una parere sul mio libro… ;-)
Adesso, eccovi la sua critica:

Critica:
Mi hanno divertito le espressioni “bomba a orologeria attaccata al sedere” e anche quel singolare “un altro bel po’”, che mettono subito il lettore a proprio agio, come se si trovasse in un ambiente in cui non sono richieste particolari formalità, come smoking o cravatta. Anche con una tuta da ginnastica indosso non ci si sente additati.
Ma poco dopo compare un tema grave, quasi cupo, certamente diverso dallo “zucchero” che non veniva richiesto dai vicini. C’è una frase precisa che, come un accordo minore, determina un cambio di clima, un immediato crescendo di attesa che spinge il lettore ad aggrottare la fronte: “Dal suo appartamento non proviene nessun rumore”. E’ un bel momento poiché si insinua la componente del mistero e dell’attesa riguardo Adelmo. Chi era in realtà? Cosa faceva nel suo appartamento? Occorre leggere più in fretta per scoprirlo.
Il punto di vista è quello del narratore personaggio, un personaggio che, ad onta del fatto che questo racconto doveva parlare di informatica, è impreparato in materia. Non è affidato al narratore di nominare gli hard-disk da 600gigabyte, i microprocessori quad-core 5,8GHz, le ventoline di raffreddamento in alluminio, gli acceleratori grafici nivida GE Force e chi più ne ha più ne metta. Eppure tutto questo viene detto, ogni componente viene descritto e snocciolato in tutte le sue caratteristiche con attenzione da Adelmo, e dunque il racconto è a tema, ma il narratore, non sapendo “come nominare quegli attrezzucoli” non è in grado di riportare fedelmente quanto ascoltato dalle frasi ossessive dell’altro.
E’ qui che ho trovato il tuo genio Chiara! Perché se è vero che personalmente non te ne intendi molto di informatica, è probabile che tu abbia volutamente scelto questo punto di vista per adattarlo alle tue reali conoscenze. Lo trovo geniale. Questo apre la strada agli scrittori nei più disparati settori anche se gli stessi non sono dei fenomeni in campo. Esempio, se un giorno mi verrà chiesto di scrivere qualcosa sulla caccia, o sulla vita nel porto, o sulla biologia, non dovrò necessariamente tirarmi indietro, perché non è detto che sia io, nel racconto, a dover spiegare la biologia, potrei diventare l’amico di un biologo che avevo invitato a cena…
La parte centrale del racconto racchiude il cosiddetto “senso”. Ed è un senso per niente banale. Infatti ognuno di noi ha per l’appunto “la sua droga”, il suo svago, quella cosa per cui vive. Non ho potuto far a meno di chiedermi quale fosse la mia di droga. Ne ho trovate diverse, (tutte leggere, che “non uccidono”) tra le quali non potevano mancare lettura e scrittura. Ci sono momenti infatti, non sempre a dire il vero, in cui dopo aver scritto o letto una pagina che mi piace, mi sento rinvigorito, eccitato, come se avessi appena preso un caffé corretto al Borghetti!
Questo per dire che il racconto non è per niente banale.

Inoltre, quando si dice che Adelmo, tra le varie cose, aveva il “blog da controllare” non ho potuto fare a meno di fare un’altra piccola riflessione. Quanti blog interessanti che stanno in rete, con cui tutti i giorni tessiamo relazioni, in cui andiamo per informarci su un certo argomento, o altro, sono in realtà gestiti da pazzi scatenati che vivono vite sregolate e sono prossimi al suicidio? Questo sinceramente mi ha fatto un po’ paura.

Altra espressione azzeccata e di grande effetto è quella della signora Rigoni che “si è arrampicata… con il suo bastone e la sua smorfia di dolore”. Impossibile non vedere la vecchia arrancare per il pianerottolo, particolare che rende simpatica la signora fin dal suo primo apparire sulla scena, un ingresso scenico e trionfale.
Il fatto che “l’ascensore si è rotto di nuovo” rafforza invece la descrizione dell’ambiente e si riallaccia direttamente al “grande condominio in una grande città” con “le pareti sottili” e tutto il resto. Un megacondominio anni ‘70 o giù di lì, immagino. Non certo il luogo più bello in cui vivere. Ed è proprio l’ambiente lievemente malsano a rendere vera la figura di Adelmo, con le sue stranezze e i suoi misteri. In un grande condominio è più facile infatti trovare gente disagiata, drogata o con qualche rotella fuori posto. Intanto il tragico epilogo, “il fatto” inizia a farsi strada e il lettore inizia a chiedersi se Adelmo si sia buttato dalla finestra o abbia piantato un coltello da cucina nella schiena di qualcuno.

Ma quale miglior personaggio poteva concludere una vicenda così tragica in modo tale da fargli assumere un aspetto comico e spassoso? Ovviamente la signora Rigoni.
“Con un cavo del computer si è impiccato!” è quella frase che ti appaga, ti lascia sospeso tra il riso e il macabro. Ti fa dire che il racconto è ben fatto e che non ha niente da invidiare ai gialli di successo.

Critica cattiva, cattivissima:

Quando il narratore dice che si chiuse la porta della sua casa “alquanto normale dietro le spalle”, mi sembra che quel “alquanto normale” inserito lì in mezzo senza punteggiatura, parentesi o altro, spiazzi un po’ troppo il lettore. Sembra quasi che si tratti di un pezzo lasciato lì per sbaglio, una pietruzza su cui si inciampa. Forse tra due parentesi potrebbe rendere meglio.

Il periodo subito successivo, a mio parere, ha un “addirittura” o un “magari” di troppo. Nel dire “addirittura il motivo per cui si alza la mattina magari” mi sembra che le due parole vogliano dire la stessa cosa, quindi c’è una ripetizione. Io avrei cancellato una delle due, a scelta.

Conclusioni:

Insomma Chiara, questo racconto mi è piaciuto. Ti faccio i miei complimenti e spero di leggere presto qualcos’altro scritto di tuo pugno.
Non spaventarti del fatto che ho scritto un sacco per il commento; è che oggi avevo tempo e mi sono divertito a giocare al critico…

Tanti saluti

Daniele Trucchia

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La metà oscura

Pubblicato da Chiara Vitetta su 30 Ottobre 2009

meta-oscuraStephen King è uno scrittore molto attivo. Dal 1974 ad oggi ha scritto circa sessanta libri, libro più, libro meno. Li ho letti quasi tutti, e secondo il mio modesto parere, i più belli sono quelli scritti tra il 1974 e il 1996. Tra questi c’è anche La metà oscura, scritto nel 1989. Ve lo consiglio, ma non voglio raccontarvi la trama. Anche se King ha una fantasia notevole e costruisce trame molto complesse e belle, penso che il suo punto di forza sia il modo di scrivere. Al di là dei gusti, penso che sia uno scrittore eccezionalmente bravo. Credo che chi non ne riconosca la bravura sia invidioso o prevenuto. Una cosa sono i gusti, un’altra è non dare a Cesare quel che è di Cesare! Naturalmente questa è solo una mia opinione. Ho letto La metà oscura tanti anni fa, ma di recente ho avuto voglia di rituffarmi in questo affascinante romanzo, e lo sto rileggendo. Mentre mi gustavo alcuni passaggi cercando di imparare, mi sono detta “Beh, questo è materiale per un post!”. Specie se non avete mai letto un suo libro, potrà essere interessante leggere questi estratti. Insomma, eccovi una dimostrazione dello stile di Stephen King.

(…) Dodie Eberhart era scazzata e quando Dodie Eberhart era scazzata, voleva dire che nella capitale della nazione c’era una battona che era meglio prendere con le molle. Saliva le scale del condominio di L Street con la caparbietà (e potremmo dire la mole) di un rinoceronte che attraversa un tratto di savana. Il vestito blu oltremare si tendeva e rilasciava su un petto per la verità un po’ troppo voluminoso per poterlo definire semplicemente abbondante. Faceva dondolare come pendoli le braccia carnose. (…)

(…) Dodie era una prostituta con con il cuore di un cassiere di banca e l’anima di uno scarafaggio dedito all’aggiotaggio. Due dei suoi habitué, un senatore del partito democratico e un rappresentante del partito repubblicano con una lunga carriera di onorevole alle spalle, le avevano garantito un reddito sufficiente a permetterle di ritirarsi dagli affari. Non che lo avessero fatto spontaneamente, però. (…)

(…) <<ABBASSATE QUEL CAZZO DI GIRADISCHI!>> tuonò alla capacità massima dei suoi polmoni… e quando Dodie Eberhart alzava la voce al massimo livello di decibel, le finestre andavano in frantumi e i timpani dei bambini piccoli sanguinavano e i cani stramazzavano stecchiti.
Il volume della musica piombò fulmineamente al livello di un bisbiglio. Sentì quasi gli Shulman abbracciarsi tremanti come un paio di cuccioli spaventati in un temporale e pregare la Strega Cattiva di L Street non fosse lì per loro. Avevano paura di lei. Non era un sentimento infondato. Shulman lavorava come consulente di diritto societario presso un affermato studio legale, ma era ancora a due ulcere di distanza dall’acquisire il rilievo sociale necessario a tenere a bada Dodie. Se le avesse attraversato la strada in quella fase della sua giovane vita, lei si sarebbe fatta un paio di giarrettiere con le sue budella e Shulman lo sapeva e tutto questo era molto soddisfacente. (…)

(Stephen King)
(da: “La metà oscura”)

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Le priorità

Pubblicato da Chiara Vitetta su 27 Ottobre 2009

sabbia tra le dita

Oggi voglio proporvi una storiella molto carina che ho scoperto grazie ad Helmut, un visitatore assiduo di questo sito, nonché un mio buon amico. Lo ringrazio, perché mi ha permesso di conoscere questa storiella, che non avevo mai letto né sentito. Credo che le parole che state per leggere possano esservi utili per vivere bene, il che non è poco. Ho sempre pensato che le persone più fortunate hanno, in mezzo ad altre qualità,  anche la capacità innata di saper distinguere tra tutte le cose che ci riempiono la vita, quali siano le più importanti. Spero che abbiate questa fortuna, o che in alternativa possiate imparare a vivere meglio grazie a questa piccola storia. Godetevela!

Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza… ricordati del vaso della maionese e dei due bicchieri di vino…

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti. Quando la classe incominciò a zittirsi prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf, chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era.

Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.

Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime ’si’.

Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro intero contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.

‘Ora’, disse il professore non appena la risata si fu placata, voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita: le palle da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina… la sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf, lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.

Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e genitori fin che ci sono…. portate il vostro compagno/a fuori a cena… e non solo nelle occasioni importanti! Tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.

Prendetevi cura per prima delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.’

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: ‘Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico’.

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Spesso la vita è

Pubblicato da Chiara Vitetta su 24 Ottobre 2009

Spesso la vita è soltanto lucehesse104
che sfavilla nei colori della gioia
e ride e non chiede di coloro
che soffrirono, che perirono.

Il mio cuore però sta sempre dalla parte di coloro
che nascondono il dolore
e si ritirano alla sera nella camera
per piangere di struggimento.

So che tanti stanno errando
angosciati e sofferenti,
tutte le loro anime chiamo sorelle
e do loro il benvenuto.

So che piangono di sera
chinati su mani bagnate,
vedono soltanto pareti oscure
e non lo splendore di luci.

Portano però di nascosto,
persi ed inconsapevoli,
la dolce luce dell’amore
per tenebre e pene.

(Hermann Hesse)

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Emozioni in bianco e nero

Pubblicato da Chiara Vitetta su 22 Ottobre 2009

emozioni in bianco e neroBuongiorno aspiranti scrittori e non,

ecco per voi una buona opportunità: un concorso letterario. “Emozioni in bianco e nero” è il titolo del concorso letterario indetto dalla Edizioni del Poggio. Si tratta di un concorso gratuito, a tema libero, diviso in tre sezioni: racconti, fiabe e poesie. Cosa si vince? Cito direttamente dal bando del concorso:

“I premi per gli elaborati primi tre classificati per ogni sezione, consisteranno in un COMPUTER PORTATILE, attestato di merito con medaglia;  per i secondi classificati in una FOTOCAMERA DIGITALE, attestato di merito con medaglia; per i terzi classificati TELEFONO CELLULARE, attestato di merito con medaglia. Ai primi trenta Autori di ogni sezione scelti dalla giuria del concorso, sarà rilasciato un attestato di merito con medaglia e gli elaborati saranno pubblicati in una antologia edita dalla casa editrice Edizioni del Poggio che avrà per titolo il nome del concorso “EMOZIONI IN BIANCO E NERO, Fiabe, Poesie, Racconti… Storie di carta 2009”. A insindacabile giudizio dell’editore potranno essere istituiti ulteriori premi quali: “Segnalazione speciale della Casa Editrice Edizioni del Poggio” e inserite nell’antologia del concorso.”

Il termine utile per l’invio del materiale è il 7 novembre 2009.

Per tutte le altre informazioni, vi invito a leggere il bando.

Auguro a tutti buona fortuna e buona scrittura! ;-)

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